La diffusione delle Energy Community nel mondo

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Le comunità energetiche si stanno diffondendo in tutto il mondo: qualche Stato le ha già integrate da tempo come modello di gestione dell’energia, altri le hanno appena scoperte, proprio come l’Italia, altri paesi invece non ci sono ancora arrivati. Ma presto sarà evidente a chiunque che le energy community sono la scelta fisiologica per rispondere agli obiettivi di sostenibilità energetica delle Nazioni Unite, perché prevedono la collaborazione di tutti.

Le energy community sono arrivate anche in Italia grazie al Decreto Milleproroghe, che anticipa il recepimento completo della Direttiva Europea del 2018, il quale dovrà avvenire entro giugno 2021. Ma l’interesse per le fonti rinnovabili a livello globale nasce con gli obiettivi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, il documento sottoscritto dai Capi di Stato di tutto il mondo nel 2015, e va di pari passo con la diffusione delle smart grid. Vediamo in che modo ci si sta muovendo a livello globale sul tema delle energy community.

 

Le smart community in Europa

Gli Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile del Summit sono stati integrati nelle priorità dell’Unione Europea grazie al Clean Energy Package del 2016, ampliato negli anni successivi da nuove direttive. Nello specifico, l’obiettivo sull’energia pulita e accessibile per tutti prevede l’aumento della fornitura proveniente da FER in modo significativo, oggetto della Direttiva 2018/2001. La direttiva stabilisce che nel 2030 la quota di energia verde sul computo finale lordo dell’Unione Europea dovrà essere almeno del 32%, per cui ogni stato entro il 1° gennaio 2021 deve raggiungere la soglia calcolata ad hoc. Quella dell’Italia è il 17%, percentuale raggiunta dal nostro paese nel 2014 e sorpassata con i 20,12 GW prodotti nel 2018, secondo i dati dell’IRENA (International Renewable Energy Agency).

Ma già nel 2014 il Consiglio Europeo, nelle conclusioni sul «Quadro 2030 per le politiche dell’energia e del clima», parlava dell’importanza dell’interconnessione del mercato dell’energia. La Direttiva 2018/2001 parla inoltre di autoconsumo collettivo come soluzione per aumentare la produzione di energia green e rispondere agli obiettivi dell’Agenda 2030.

La Spagna è stata la prima, dall’approvazione della Direttiva Europea 2018/2001, a introdurre la possibilità di autoconsumo collettivo, in quello stesso anno, con il regio decreto legge 15/2018 seguita dalla normativa sulle Energy Community in Grecia (Law 4513/2018). Questo ha aperto la strada alla possibilità di condividere energia senza la necessità di una rete di distribuzione privata.

Ma nel nord Europa ci sono già da tempo esempi virtuosi di quella che in inglese viene definita “community energy”: progetti di energia condivisa che sono interamente o parzialmente posseduti o controllati da gruppi comunitari, comprese le cooperative energetiche. I membri delle comunità possono avere un diverso grado di coinvolgimento nel progetto (dalla produzione, all’immagazzinamento, alla gestione dell’energia). Ma una costante di questi progetti è il coinvolgimento delle utilities per l’utilizzo delle infrastrutture della rete di distribuzione.

 

L’energia rinnovabile condivisa in Danimarca

La Danimarca per esempio è un modello di investimento collettivo nel rinnovabile dal 1970. Questa avanguardia ha portato nel 2002 al 40% delle turbine installate di proprietà delle community e nel 2013 questa percentuale è arrivata all’80%: il tasso di capacità energetica da FER della Danimarca è arrivato così a essere uno dei più alti al mondo. Il governo federale si occupa delle questioni legate all’energia e di definire gli accordi con le utilities per la connessione alla rete. Ma queste società non sono solo partner, bensì anche co-proprietarie di questi progetti. Dal 2009 infatti la “Danish Renewable Energy Act” ha ridotto la quota riservata alle cooperative al 20% per i nuovi progetti di produzione di energia eolica.

Dal 2012 la Danimarca si è approcciata in modo sostanziale anche al fotovoltaico, che nel 2018 provvedeva al 2.8% del fabbisogno energetico con l’aspettativa di arrivare a 1000MW per quest’anno.

 

Il boom del fotovoltaico in Germania grazie alle energy community

La Germania ha puntato sin dai primi anni ’90 su diversi progetti di energia solare di proprietà comunitaria per arrivare al 2014 con il 50% di produzione fotovoltaica di proprietà delle community.

Un caso particolare di cui si parla nell’ “Erneuerbare Energien Gesetz” è l’autoconsumo collettivo condominiale, in cui l’energia prodotta e consumata all’interno dell’edificio non passa per la rete pubblica, senza debito di oneri di sistema al gestore.

Nel 2015 sono state stimate 973 cooperative energetiche per la produzione di energie rinnovabili, principalmente dal fotovoltaico. Anche in questo caso il governo federale media e regola gli accordi di collaborazione tra i produttori e le società di servizi. Nel 2018 sono stati prodotti 45.9GW collocando la Federazione tedesca non solo tra i leader in Europa, ma nella top 5 mondiale.

 

La crescita della community energy nel Regno Unito

Il Regno Unito nel 2018 aveva una capacità produttiva di energia solare di 13,1 GW risultando una delle principali nazioni produttive nel settore delle FER, sia a livello europeo che mondiale. La gestione di questa energia pulita si è legata alle iniziative di energia condivisa a partire dagli ultimi anni del XX secolo. Nel nuovo millennio è stato possibile stimare circa 300 community attive nella produzione di una forma di energia rinnovabile. Nel 2009 le community possedevano il 4% dei pannelli installati e oggi l’80% dei progetti di energia condivisa sono di fotovoltaico. Nel 2017 il Regno Unito ha prodotto più energia da fonti rinnovabili che da gas e carbone, per un 33% dell’energia totale generata rispetto al 29% dell’anno precedente. I cambiamenti di normative e regolazioni stanno cambiando il futuro di molti progetti che dovranno trovare un nuovo modello di business, attività e sostenitori per continuare a esistere.

 

Tutta l’Europa verso l’autoconsumo collettivo

Anche in altri stati europei sta aumentando il consumo di energia proveniente da FER, proprio grazie ai quadri normativi in materia di energy community.

La Francia nel suo “Code de l’énergie” definisce l’“autoconsumatore collettivo” come un insieme di consumatori e produttori che si organizzano in una sola persona giuridica per effettuare operazioni di autoconsumo all’interno della stessa cabina di trasformazione MT/BT. Il responsabile del gruppo di consumo comunica al gestore la suddivisione dell’energia.

In Svizzera la legge federale concretizza la possibilità di autoconsumo collettivo negli RCP (Raggruppamento per il consumo proprio), comunità formate da più prosumer e consumer che si uniscono per condividere l’energia autoprodotta senza utilizzare la rete pubblica. L’RCP è responsabile della manutenzione delle reti private, della distribuzione e misurazione dell’energia.

 

Il “community solar” negli USA

Il solare sta continuando a crescere anche in questo paese: nel 2018 gli USA hanno prodotto 51,45GW collocandosi sul podio mondiale, e nel 2019 ha conteggiato il 40% della capacità energetica da FER, la più alta quota annuale nella storia di questo settore industriale.

Negli USA la regolamentazione in ambito energetico è in gran parte in mano ai singoli stati. L’aspetto positivo di questa configurazione è che il sistema è già decentralizzato. Gli stati più all’avanguardia applicano la legislazione CCA – Community Choice Aggregation, anche detta aggregazione municipale, cioè la possibilità per le singole città o contee di decidere a chi affidarsi per il rifornimento di energia. Questi stati illuminati, tra cui California, New York e Minnesota, stanno sperimentando dal 2019 un boom in quello che definiscono “community solar” o anche giardini solari. Ci sono comunità di questo tipo in circa 42 stati ma solo 20 di questi hanno una legislazione che permette a queste realtà di raggiungere un’economia di scala.

Questo modello di solare condiviso ha lo scopo di permettere a tutti i membri di condividere i benefici dell’energia fotovoltaica a livello locale, anche a chi, per mancanza di spazio o per questioni economiche, non può o preferisce non installare impianti di sua unica proprietà.

 

Australia: l’espansione delle smart community

Anche in Australia le energie rinnovabili stanno trovando sempre più spazio e l’isola ha avuto una capacità produttiva di 10,3 GW nel 2018. Anche in questo caso si sono diffusi i progetti di “community energy”, come nell’U.K., in particolar modo lungo le coste e nelle zone meno servite dalla rete centrale. Nel 2006 questo concetto era solo astratto e in meno di 10 anni sono partiti 19 progetti operativi e circa altri 59 in fase di sviluppo. Oggi si contano oltre 100 comunità energetiche diffuse in tutto il paese. Attualmente l’ARENA (Australian Renewable Energy Agency) ha stanziato fondi per un valore di 330 mila $ a sostegno dei programmi a favore dell’energia condivisa in tutto lo stato. Questi programmi saranno ancora più preziosi per contribuire a trovare una soluzione per la stabilità della fornitura elettrica, messa in crisi negli ultimi anni da eventi come i tornado del 2016.

Tutto il mondo quindi si sta muovendo per l’appuntamento con le digital energy community, ogni paese con la propria storia e cultura che determinano legislazioni e infrastrutture diverse, ma soprattutto modelli applicativi differenti. Ma la diversità svanisce verso l’obiettivo comune del “piccolo e distribuito” che la rivoluzione energetica ci insegna.

L'OPINIONE DI REGALGRID

Regalgrid è uno dei pionieri del settore, che opera nella direzione e a supporto delle Energy Community sin dalla sua costituzione nel 2012, anno in cui il concetto di comunità energetica non era ancora stato declinato né tanto meno normato.

A tal proposito ricordiamo qual è il significato del marchio Regalgrid®, che non è altro che l’acronimo di Renewable Energy Generated and Accumulated in Local GRID: in unica sigla è riassunto tutto il significato, scopo e attuazione delle Energy Community!

I vantaggi della transizione del modello energetico dalla generazione elettrica grande-e-concentrata a piccola-e-distribuita corredata da accumulo sono indubbi e ampiamente dimostrati. Regalgrid dispone di una serie di servizi e licenze d’utilizzo che coprono l’intera gamma di necessità degli utenti chiamati ad operare in questo nuovo mondo di opportunità, siano essi stand alone, o uno-a-molti (come nei condomini) o molti-a-molti (come nelle Energy Community), siano essi privati, aziende o pubbliche amministrazioni.